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30 Nov 2011 - Una manovra da 20 miliardi


Si lavora a una manovra da 20 miliardi. Potrebbe essere questa l'entità della correzione che servirebbe per centrare l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 nel caso in cui a Bruxelles, il premier Mario Monti, non riesca a ottenere che si scomputi in parte dai conti pubblici l'effetto da attribuire al peggioramento del ciclo economico. Nel caso in cui, invece, dall'Europa dovesse arrivare un'indicazione meno restrittiva, la manovra sarebbe più contenuta e scenderebbe a 13-15 miliardi. Sempre che il Governo non giochi subito le sue carte per far fronte, oltre al pareggio di bilancio, all'altra grande emergenza del sistema Italia: la crescita. Parte di quei 20 miliardi, che potrebbero crescere fino a 25, infatti, potrebbero essere destinati a finanziare interventi mirati per sostenere il sistema produttivo, ad esempio riducendo il carico fiscale su lavoratori e imprese, a partire dal peso dell'Irap sul costo del lavoro.Il sostegno al sistema produttivo potrebbe passare per un premio fiscale alla capitalizzazione delle imprese o ancora per una "proroga lunga" del bonus fiscale del 55% per la riqualificazione energetica degli immobili. Capitoli strategici saranno anche le infrastrutture così come le liberalizzazioni dei servizi, con il rafforzamento dei poteri dell'Antitrust, dismissioni e semplificazioni. Certo è che si tratterà di una manovra articolata: «Le linee di una complessa politica economico-sociale» saranno presentate «nei prossimi giorni». A dirlo è stato lo stesso premier Monti, precisando che questa è stata una due ragioni per le quali c'è voluto «più tempo del previsto» per mettere a punto la squadra di governo. L'Esecutivo conta di presentare l'intero pacchetto all'inizio della prossima settimana. La data indicata negli ultimi giorni sarebbe quelle di lunedì 5 dicembre, a pochi giorni dal Consiglio Europeo dell'8 e 9 dicembre. Ci si muoverà in tre direzioni: le correzioni con misure urgenti di entrata e nuovi tagli di spesa; come detto, il sostegno alla crescita; le riforme strutturali. Si partirà dalle pensioni con un aumento del requisito per l'anzianità e l'anticipo dell'aumento dell'età della vecchiaia per le donne. A questi interventi d'urgenza farà seguito la riforma del sistema, con l'ipotizzato passaggio al meccanismo di calcolo contributivo per tutti i lavoratori (si vedano i servizi alle pagine 8 e 9). Tra le riforme strutturali da mettere in cantiere ci sarà poi la riscrittura - chiesta dall'Europa - delle tutele e delle regole sui licenziamenti. Sul fronte delle maggiori entrate la dote più consistente potrebbe arrivare dalla casa, dove si lavora a una rivalutazione delle rendite catastali (non meno del 15%) da affiancare a un ritorno dell'Ici sulla prima casa (totale complessivo dell'operazione 5 miliardi). Imposta che potrebbe essere in chiave federalista o meglio vestita da Super-Imu sui cui ieri va registrata l'apertura di Silvio Berlusconi. E quasi certamente progressiva per rispettare quel principio di equità annunciato a più riprese dal premier Monti nel suo discorso programmatico alle Camere. Sullo sfondo c'è sempre la patrimoniale, su cui a differenza dell'Ici c'è il no secco del Cavaliere. Allo stesso tempo l'Economia la studia sulla base delle richieste più volte formulate dalle imprese e dal Pd, ovvero un prelievo - anche questo progressivo - sui grandi patrimoni a partire da un milione di euro.Per far quadrare i conti e centrare il pareggio di bilancio Monti potrebbe giocarsi anche la carta Iva: un aumento di due punti dal 21 al 23% garantirebbe oltre 8 miliardi di euro. Che potrebbero essere 6 se si aumentasse di un solo punto percentuale l'aliquota ridotta del 10% e quella ordinaria del 21. Risorse che però potrebbero essere utili per coprire almeno i primi 4 miliardi per il 2012 richiesti dall'attuazione della delega fiscale e assistenziale. Il capitolo lotta all'evasione si potrebbe concentrare su una serie di norme volte a rendere più stringente la tracciabilità dei pagamenti, a partire dal divieto all'uso del contante la cui soglia potrebbe scendere a 300 o 500 euro. Senza dimenticare che nei cassetti dell'Economia ci sono sempre gli studi di fattibilità per un accordo con la Svizzera sul modello tedesco o inglese. Tema caro al Pdl e che potrebbe tornare al centro dell'attenzione. Le maggiori entrate saranno accompagnate da tagli di spese a partire dai costi di funzionamento della pubblica amministrazione come per gli enti e le province. Per altro oggi scade il termine fissato dalla manovra di agosto sul pareggio di bilancio entro cui va fissato il "business plan" della spending review che le amministrazioni centrali dovranno realizzare da gennaio prossimo. Di Marco Mobili e Rossella Bocciarelli - Il Sole 24 Ore