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Roma 7 Febb - Libertà d'impresa, incentivi, Sud e casa: così il piano per rilanciare l'economia


Si arricchisce il menù del piano scossa per l'economia che il premier, Silvio Berlusconi, porterà mercoledì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Accanto alla riforma dell'art.41 della Costituzione, e al rispolvero del Piano casa, il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, potrebbe portare un decreto per la riforma degli incentivi alle attività economiche e il riassetto degli enti deputati all'internazionalizzazione delle imprese. Mentre, per dare un segno concreto di rilancio del Piano per il Sud, già varato, il governo potrebbe dare già mercoledì il via libera alla realizzazione di alcune grandi opere, come l'Alta velocità ferroviaria (Bari, Napoli, Palermo-Messina), nuovi lotti della Salerno-Reggio e il completamento della Olbia-Sassari. Grandi opere: sono infrastrutture immediatamente cantierabili e il lavoro di preparazione è già stato fatto. In questi mesi il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, ha lavorato insieme al titolare dell'economia, Giulio Tremonti, per fare l'inventario delle risorse a disposizione. Tra i fondi europei e il Fondo per le aree sottosviluppate, il Piano Sud può contare su 80 miliardi di euro. Ma sono sulla carta, e soprattutto, nelle mani delle Regioni, con le quali Fitto ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro, puntando alla riprogrammazione degli interventi e soprattutto sulla loro concentrazione. I settori di intervento sono stati individuati. Scuola e formazione, legalità, sicurezza, ricerca, innovazione, cui si aggiunge tutto il capitolo degli incentivi alla imprese, che il ministro Romani sta riorganizzando. L'obbiettivo è quello di eliminare le oltre 30 leggi che regolano gli aiuti pubblici alle imprese e ripordinarli in tre filoni: quelli automatici (crediti d'imposta e voucher), quelli legati al finanziamento di programmi specifici e quelli destinati agli accordi negoziali per i grandi progetti di ristrutturazione. Alle imprese verrebbe garantito un accesso assai più semplice ai fondi, con domande semplificate e procedure di erogazione più rapide, e circa metà di tutte le risorse a disposizione sarebbero riservate per legge allepiccole e medie imprese.Sul tavolo di Romani, poi, c'è sempre la legge annuale per liberalizzazioni, con la quale dovrebbero almeno essere recepite le sollecitazioni d'intervento Antitrust su alcuini settori economici. Del piano Sud immaginato da Silvio Berlusconi fanno parte anche gli sgravi fiscali per la creazione di nuove imprese. Si tratterà di dare attuazione al decreto del luglio scorso, che permette alle Regioni di ridurre, fino ad azzerarla, l'Irap per le nuove iniziative ecomiche. Per concedere gli incentivi, che potranno avere anche la forma di detrazioni e deduzioni di imposta, tuttavia, le Regioni dovranno ricorrere ai fondi del proprio bilancio. Sempre mercoledì, poi, il governo potrebbe approvare un disegno di legge delega per ridefinire i meccanismi di deducibiltà dell'Irap dalla imposte sui redditi. Per ridare impulso all'attività economica §(l'obbiettivo dichiarato è quello di arrivare ad una crescita economica del 3-4% nei prossimi 5 anni), Silvio Berlusconi punta soprattutto sul Piano casa. Impegni sulla casa: il governo lavora su un nuovo modello di legge regionale da presentare al vaglio dei governatori, ma per tirare fuori il Piano dalle secche, Berlusconi punta anche a una forte campagna di comunicazione e di convincimento degli amministratori locali. Il cardine del piano "scossa" resta, tuttavia, il nuovo articolo 41 della Costituzione sulla libertà d'impresa. Costituzione liberale: il nuovo articolo consentirebbe di reinterpretare secondo i nuovi principi la normatica esistente, e dunque di disapplicare tutte le leggi vigenti che ne risultano in conflitto. Il testo del disegno di legge di riforma costituzionale è ancora all'esame dei giuristi di Palazzo Chigi. Nelle ultime riunioni ci si è orientati sul "restauro" dell'attuale art.41, più che sulla sua riscrittura. La garanzia di libertà prevista dal primo comma non riguarderebbe più "l'iniziativa economica privata", ma "l'attività economica privata". E salterebbe il terzo comma, secondo il quale "la legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali", considerato troppo dirigistico. Possibile che il ddl punti anche alla modifica dell'art.118, specificando che Regioni ed Enti locali "garantiscono", e non più "favoriscono" l'autonoma iniziativa per lo svolgimento di attività di interesse generale. Mario Sensini - Corriere della Sera.