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25 Genn - Liquidità e risparmi: dove spuntare il 2% netto


La liquidità è salita su un trono ancora più importante del solito perché la crisi negli ultimi due anni ha imposto a tutti - grandi e piccoli - la ritirata dal mercato. I rendimenti non sono certo da favola. Ma, si sa, la sicurezza qualche volta non ha prezzo: i tassi ballano tra lo zero virgola dei Bot trimestrali e il 2% netto, raggiungibile solo in alcuni casi specifici di promozioni a tempo, creati dalla necessità di contendersi un mercato notevole, se è vero che oltre mille miliardi di ricchezza delle famiglie italiane restano liquidi. Indipendentemente dalla stagione dei mercati. Tempeste finanziarie a parte, infatti, la fame di conti correnti e di strumenti per parcheggiare a breve il cash non si spegne mai. Anche quando, come è accaduto nelle ultime settimane, la speranza di ripresa convince gli investitori - soprattutto quelli grandi - a comprare le azioni. Magari non a man bassa, ma più di prima. Il quadro è proprio questo: mentre va in onda un mini-risveglio dei mercati azionari guidato dagli acquisti dei money manager globali (Piazza Affari, quella messa peggio, dalla fine dell'estate ad oggi è salita del 10% circa), il fascino della liquidità non si appanna. E i conti online - unici, veri mattatori sul mercato italiano che non offre altre alternative di impiego remunerativo a brevissimo termine - non smettono di attrarre clienti, di farsi concorrenza e di cercare strade (pronti contro termine o agganci a polizze vita) per evitare la tassazione al 27%. Il peso del fisco, infatti, è un grande handicap per i numerosi parcheggiatori di liquidità italiani. Gli analisti di Bofa Merrill Lynch, che tutti i mesi interrogano centinaia di gestori globali sulla composizione dei loro portafogli, hanno registrato nel mese di ottobre la prima vera inversione di tendenza da aprile 2009 ad oggi: chi ha abbandonato la trincea della liquidità per dare un pochino di fiducia ai mercati azionari o ad altri asset più rischiosi del cash è passato in maggioranza mentre fino a settembre i super impegnati sulla liquidità erano ancora i più numerosi. Sul fronte dei privati, invece, la foto di Prometeia e Banca d'Italia dice che la liquidità a fine anno rappresenterà ben il 31% della ricchezza delle famiglie italiane, stimate per un totale di 3.678 miliardi di euro. Un dato in leggera crescita rispetto al 29,8% fotografato nei primi mesi del 2010 e in aumento più deciso se si considera invece il dato pre-crisi del 2007, quando il cash delle famiglie ammontava al 27% di uno stock praticamente uguale a quello stimabile adesso. Oltre 1.140 miliardi di ricchezza familiare, quindi, sono liquidi: la metà di questa cifra è «a vista», sui conti correnti tradizionali e non. L'altra metà è invece parcheggiata in pronti contro termine o altre forme di impiego che non superano i tre mesi. «Sono cifre importanti non molto diverse da quelle che si rilevano negli altri paesi europei - fa notare Chiara Fornasari, partner di Prometeia ed esperta di analisi sui comportamenti finanziari delle famiglie -. E non sono destinate a cambiare in modo significativo, anche una volta archiviata la crisi». I fan del cash sono quindi davanti a un bivio: seguire l'esempio dei grandi gestori e quindi decidere di investire un poco di più in qualcosa di diverso dal parcheggio. Oppure continuare ad aspettare. Perché se arriva la deflazione ( vedi altro pezzo ) il cash alla fine è uno dei pochi asset che non si deprezzano. CorrierEconomia ha fatto i conti in tasca alle principali offerte per gestire la liquidità, rispondendo ad una domanda concreta: quanto mi rendono nelle varie situazioni diecimila euro? La pietra di paragone sono il Bot trimestrale e quello annuale. E i numeri parlano chiaro: a tre mesi lo Stato italiano offre 5 euro, mentre a un anno diventano 96. Sulle scadenze brevi i conti online sono imbattibili: anche i più avari (18 euro) rendono quattro volte il Bot. I più generosi si spingono addirittura a 55 euro. Se invece ci si spinge sul traguardo dei 12 mesi, i Bot, che oggi sono risaliti un poco e rendono lo 0,959% netto, non sono più i peggiori della lista. In alcuni casi le formule base dei conti online (senza promozioni e senza vincoli) rendono meno. Non per il tasso (che per molti è all'1%) ma per l'insostenibile peso delle tasse. Il Bot, infatti, se la cava con il 12,5%. I conti online devono misurarsi con l'inesorabile 27%. di Giuditta Marvelli CorrierEconomia