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Roma 18 Nov - Un emendamento ripristina le agevolazioni per le ristrutturazioni


Il governo ha ceduto sotto la pressione congiunta dei finiani, dell'opposizione, dei sindacati e delle imprese. L'ecobonus del 55% per le ristrutturazioni edilizie ci sarà ma sarà spalmato in dieci anni al posto degli attuali cinque. Questo il senso di un emendamento presentato ieri in Commissione bilancio della Camera dal relatore alla legge di Stabilità Marco Milanese. L'agevolazione fiscale non slitterà nel Milleproroghe di fine anno come aveva in un primo tempo annunciato lo stesso Milanese, ma andrà direttamente nella minimanovra in discussione in Parlamento, i cui tempi di approvazione, secondo quanto stabilito da una riunione dei capigruppo, dovrebbero essere domani venerdì alla Camera - e senza voto di fiducia - per passare poi al Senato che la voterà entro i primi dieci giorni di dicembre. Un percorso reso più rapido dalle ultime fibrillazioni politiche con l'uscita ufficiale dal governo dei finiani ma che per il leader Udc Pier Ferdinando Casini "poteva essere molto più breve, una finanziaria da approvare in una settimana". "Ma la maggioranza - continua Casini - nonostante la crisi economica in tutta Europa ha pensato che la tattica fosse più importante e si fa ancora melina, un mese di melina, così ha deciso il Senato". In zona Cesarini il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha aperto i cordoni della borsa non solo per l'ecobonus (che costerà 300 milioni di euro in dieci anni) ma anche per fondi non ancora esattamente quantificati per i malati di sclerosi laterale amiotrofica. Pure il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, è stata accontentata. I parchi nazionali saranno infatti salvati grazie ad un emendamento che prevede uno stanziamento di 35 milioni all'anno per il triennio. Sia i finiani sia l'opposizione si sono intestati il merito del successo del recupero dell'ecobonus e il Pd, per bocca di Raffaella Mariani, capogruppo in Comissione ambiente della Camera, ha proposto che l'agevolazione del 55% "diventi strutturale e possa allargarsi ad altri settori come ad esmpio edifici pubblici e case popolari". Mentre gli imprenditori , come risulta dal documento unitario firmato dagli aderenti al Patto per la ricrescita, continuano a chiedere al governo un ulteriore sforzo per finanziare con il credito di imposta (700 milioni) gli investimenti dedicati alla ricerca e sviluppo, a versare lacrime amare sono i governatori, forse i più tartassati dai tagli orizzontali decisi dal governo. Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha così voluto lanciare un "allarme rosso" avvisando personalmente in un incontro alla Camera tutti i gruppi parlamentari che dal primo gennaio "ci saranno forti problemi per l'erogazione dei servizi legati al trasporto e alla sanità". di Roberto Bagnoli - Corriere della Sera