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Bersani: no a governissimo. E a Grillo: «Dica che cosa vuol fare»


Adesso ci sono anche loro e o 'vanno a casa' anche loro o dicono cosa vogliono fare per il loro Paese». Lo ha detto Pier Luigi Bersani, nella prima uscita pubblica del segretario del Partito Democratico dopo il voto delle Politiche. Nel corso di una conferenza stampa alla Casa dell'Architettura (Acquario Romano) a Roma ha poi detto che «è chiaro che chi non riesce a garantire governabilità non può dire di aver vinto. Non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi e questa è la nostra delusione». Al coordinamento Pd, che si è tenuto in serata, Bersani ha ribadito il no alle larghe intese. «Dico no a un governissimo. Sappiamo qual è la nostra responsabilità che significa saper cogliere l'esigenza di cambiamento, maggiore anche di quella espressa in campagna elettorale. Noi - ha spiegato - ci rivolgeremo alle Camere. Tocca a noi tirar fuori il Paese dall'impasse». Presidenze delle Camere? M5S è primo partito In occasione della conferenza stampa Bersani ha affrontato la questione della presidenza delle Camere. «Su questioni istituzionali siamo favorevoli a corresponsabilità, tra l'altro il M5S è il primo partito alla Camera, allora secondo i grandi modelli democratici ciascuno si prende le sue responsabilità», ha sottolineato Pier Luigi Bersani. video IL PUNTO / Bersani e l'Italia ingovernabile (di Stefano Folli) Bersani: siamo arrivati primi senza vincere articoli correlati Le urgenze che il Paese non può dimenticare Alfano: «Con Bersani non c'è futuro, vada pure con Grillo» La stampa estera: Italia in stallo. L'Economist: Pasticcio pericoloso Vedi tutti » No ad alleanze a tavolino «La logica é quella di ribaltare uno schema. No a discorsi a tavolino sulle alleanze. Vediamo ciò che c'é da fare per cambiare e ciascuno si assuma le sue responsabilità», ha detto il leader Pd. Berlusconi? «Nessun balletto diplomatico». L'Italia «ha problemi serissimi e non credo che tolleri balletti di diplomazia politica». Così Bersani replica a Silvio Berlusconi, che aveva aperto a un confronto, a fronte dell'incertezza emersa dalle urne. «In Parlamento ci confronteremo ma non penso che fare adesso questi accorgimenti politici corrisponda a quella domanda di cambiamento, quindi assolutamente no, la strada deve essere opposta, un'altra», ha detto rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se accetterebbe di formare una sorta di 'governissimo' con Berlusconi. «Ribaltiamo lo schema - ha spiegato il segretario del Pd - si discute cosa fare per il paese che ha problemi serissimi e non credo tolleri questi balletti di diplomazia politica, quindi si riposassero».L'Italia fuori dall'euro? Sarebbe un disastro «L'Italia fuori dall'euro? Sarebbe un disastro. Questa è matematica», ha sottolineato il segretario del Pd. «Certamente un'Italia che si staccasse dall'Europa sarebbe un disastro. Se invece si dice che la piattaforma europeista deve chiedere una rivistazione delle politiche economiche europee dentro una fedeltà all'unione, allora é diverso».